Il nuovo film di Joe Wright (Orgoglio e Pregiudizio) ci porta nell’Inghilterra del 1940 in una famiglia dove tutti nascondono qualcosa, amore, rivalità, gelosia e menzogna. Due sorelle Cecilia (Keira Knightley) e Briony di 13 anni, un’amore in comune per Robbie Turner (James McAvoy) il figlio della governante, si ritroveranno una contro l’altra di fornte ad un crimine apparentemente commesso da quest’ultimo. Due sorelle, due facce della stessa medaglia costrette a vivere con il peso dell’amore negato dalle incomprensioni, dalle menzogne degli altri e dalla guerra. Ritorno al melò che strappa lacrime e va visto possibilmente con il cuore innamorato piuttosto che con il cinismo della mente. Joe Wright porta sullo schermo un racconto bellissimo e potente, ed è proprio grazie a questo che il film riesce a non annoiare e fa chiudere un’occhio su molti aspetti stonati dello stesso. I corpi vengono lasciati allo sbando in un susseguirsi di balzi avanti e indietro nel tempo del racconto, nei luoghi della guerra e della mente. Tutto è asettico e ben disposto nel cinema di Wright, non si va mai oltre la superficie lustrata e oliata nemmeno quando l’occasione lo permetterebbe, non una critica su una guerra ingiusta ne una presa di posizione rispetto al potere della classe sociale. “Espiazione” viaggia sulla strada delle lacrime facili e della soppressione della fantasia visiva, ma la storia riesce comunque ad elevarsi potente su di una messa in scena asfissiante per la sua uniformità ai dogmi del genere. Wright non osa con la macchina da presa e nemmeno nel tratteggio visivo dei personaggi, ma lascia che siano i suoi attori a descrivere le figure a piacimento inscenando alcune parti troppo scontate per non immaginarsele un paio di minuti prima. Ma alla fine il racconto regge grazie ad una buona sceneggiatura, ma ciò che maggiormente colpisce a fine visione è la potenza emozionale del film che pur non inventando nulla di nuovo riesce a far spegnere la mente e accendere il cuore dello spettatore.

Fermandosi per un momento a leggere la trama di questo thriller, non ci si mette molto a capire quali siano le fonti d’ispirazioni adottate dagli sceneggiatori. Kale (Shia LaBeouf) è un ragazzo costretto agli arresti domiciliari per un’anno. I metodi per intrattenersi vengono meno con il passare del tempo generando in lui la mania d’osservazione delle vite altrui, inizialmente le sue preferenze cadono sulla nuova e bellissima vicina di casa Ashley (Sarah Roemer) per poi finire verso il misterioso vicino di casa Turner (David Morse). Assieme alla ragazza e all’amico Ronnie (Aaron Yoo) inizieranno a fantasticare sulla vita del vicino, per poi scoprire che le ipotesi divengono terribili certezze. Se le ossessioni sono contagiose nel film diretto da D.J. Caruso vediamo come il visivo contagia tre ragazzi dotati di sogni e incubi. “Disturbia” è un classico sobborgo americano tranquillo popolato da persone educate ed ospitali, ma come la storia del cinema insegna il male si nasconde nei posti più inaspettati e sotto gli occhi di tutti. Ed è proprio l’occhio che viene preso in esame in questo divertente thriller, la dimensione visiva non è mai diretta ma sempre subordinata dall’obbiettivo, sia esso di una telecamera o di un binocolo, ma la percezione degli spazi reali diviene a misura di lente. Tutto è lontano da Kale limitato negli spostamenti dalla sua cavigliera, la quale lo obbliga a vedere il mondo che sta al di là della sua casa non più attraverso i propri occhi ma tramite display digitali che non possono essere ingannati come la mente umana. Più passa il tempo più scende il velo disincantato della giovinezza, passando attraverso la scoperta dell’amore, del sesso, della violenza senza dimenticare il valore dell’amicizia. Un pout porri di già visto, già sentito, ma allo stesso tempo diverso da tutto quello che il film riporta alla mente, probabilmente il mix riuscito di generi e rimandi al passato, l’utilizzo di pochi attori e location, nonché la coscienza cinematografica di non voler realizzare una pietra miliare del cinema ma del sano intrattenimento, fanno di “Disturbia” un thriller adatto a tutti, dal cinofilo incallito allo spettatore occasionale.